la mia non è proprio bianca

 

poesia di José Marti” tradotta da  Edoardo Sanguineti

Coltivo una rosa mia bianca
d’estate come d’inverno
per il mio amico fraterno
che mi tende la mano fedele.
Per chi mi strappa crudele
il cuore nel quale io vivo
né cardo né ortica coltivo
coltivo una rosa mia bianca.

003099.jpgschizzo
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non obbligo i miei nemici a frequentarmi.Non mi obbligate a frequentare voi che fingete di non esserlo
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4 risposte a la mia non è proprio bianca

  1. marcello comitini ha detto:

    Una bella tripletta: canzone, poesia e disegno. Tutte e tre belle, come tre belle ragazze che si tengono per mano.

  2. fulvialuna1 ha detto:

    E’ delicatissima.

  3. gabriarte ha detto:

    le rose bianche se crescono accanto alle rosse si lasciano contagiare meglio farle crescere da sole se si vuole mantenere il loro candore la mia si è un po’ colorata ciao grazie

  4. eugenetics ha detto:

    Ottima scelta, un cantante che stimo molto.
    Morto nel 2005, nato nel’33, il suo posto non è stato ancora occupato da un cantante di pari valore.
    Ho letto la poesia completa di Josè Martì (cubano, 1853-1895) molto ben tradotta:

    Cultivo una rosa blanca
    en julio como en enero,
    para el amigo sincero
    que me da su mano franca.
    Y para el cruel que me arranca
    el corazón con que vivo,
    cardo ni oruga cultivo:
    cultivo una rosa blanca.

    Coltivo una rosa bianca
    a giugno come a gennaio
    per l’amico sincero
    che mi tende la sua mano.

    E per il crudele che mi strappa
    il cuore con cui vivo,
    non coltivo né cardo né ortica;
    coltivo la rosa bianca.

    Sembra che ad essa si sia ispirato l’autore della canzone “Guantanamera”. E’ una poesia che inneggia alla pace e al perdono.
    Eticamente non mi trovo d’accordo. Essendo un seguace di Darwin, ritengo che chi si sottometta sia, prima o poi, sia destinato all’estinzione.
    Va bene per qualche filosofo, talvolta, per il sacerdote e il “principe”, sempre, che per altre vie dominano l’uomo.
    Ci guadagnano dalla sottomissione e darebbero il nobel a Martì, per il favore che ha fatto loro.
    Ci rimette chi sta sotto, a sopportare tutte le angherie, i balzelli, le prebende, le decime, le coscrizioni, i lutti, ecc.
    Di Sergio Endrigo propongo un altro brano, poco conosciuto ma molto bello:

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